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presentano
Primo L. 174517
adattamento, scene e regia di Giulio Cavalli e Fabio Francione
liberamente ispirato alla versione drammatica di
“Se questo è un uomo” di Primo Levi e Pieralberto Marchè
in scena Giulio Cavalli
voci straniere Quirino Principe
la poesia Se questo è un uomo è letta da Gianfranco De Bosio
guarda il video del primo studio
Primo L. 174517 - Teatro Nebiolo, Tavazzano 11 dicembre 2007
“Eppure, per molti di noi la speranza di sopravvivere si identificava con un'altra speranza più precisa: speravamo non di vivere e raccontare, ma di vivere per raccontare. É il sogno dei reduci di tutti i tempi, del forte e del vile, del poeta e del semplice, di Ulisse e del Ruzante. ” P. Levi
Così scrive Primo Levi nella prefazione alla versione drammatica del suo testo. Vivere per raccontare, un bisogno profondo e meditato, tanto più forte quanto più dura era l'esperienza da trasmettere. E l'esperienza che vuole raccontarci è tra le più forti che possano esserci. Ecco perché l'urgenza, l'impellenza di raccontare, i sopravvissuti trasformatisi in narratori infaticabili, imperiosi, maniaci. Per non dimenticare, perché era chiaro a tutti, dice ancora Levi, che le cose che erano state viste dovevano essere raccontate.
Seguendo la diligenza di chi ha scritto il dramma affinché diventasse storia, la scelta è quella di portare in scena una parte, seppur piccola, della tragedia del campo di Auschwitz.
Gli autori e il testo:
Primo Levi, nato a Torino in una famiglia ebraica il 31 luglio 1919, dopo essersi inserito in un nucleo partigiano operante in Val d'Aosta, nel 1943 viene arrestato dalla milizia fascista a Brusson e trasferito nel campo di transito di Fossoli presso Modena. Nel febbraio del 1944, Levi ed altri 650 ebrei, vengono stipati su un treno merci e destinati al campo di concentramento di Auschwitz in Polonia. Levi rimase in questo Lager per undici mesi, fino alla liberazione da parte dell'armata rossa. Fu uno dei venti sopravvissuti fra i 650 che erano arrivati con lui al campo.Se questo è un uomo, scritto fra il dicembre del 1945 e il gennaio del 1947, dopo il suo ritorno dal campo di concentramento fu pubblicato per la prima volta nel 1947.
Lo stile letterario di Primo Levi, di stampo realista-descrittivo, privilegia una narrazione asciutta, sintetica ed esauriente quanto basta per comprendere i sentimenti e lo sfondo sociale dell'ambientazione dell'opera.
La versione per il teatro nacque dall'idea dell'amico attore di Levi Pieralberto Marchè. Le resistenze dello stesso Levi, che diceva di conoscere poco il teatro e soprattutto che aveva timore della sua immediatezza, della vicinanza con il pubblico, furono presto superate e i due si misero insieme al lavoro. L'idea che seguirono per l'edizione teatrale, fu quella di dire tutto, ed insieme di non strafare. Lo stesso Levi disse che la materia di cui disponevano era già fin troppo scottante: si trattava di decantarla, di incantarla, di trarne un significato civile ed universale, di guidare lo spettatore ad una conclusione, ad una sentenza, senza gridargliela negli orecchi, senza presentargliela già fabbricata.
Il progetto di realizzazione dello spettacolo che parte proprio da questa versione scritta appositamente per il teatro, si attua attraverso alcuni diversi momenti:
- in primo luogo l'adattamento del testo: la versione di Levi e Marchè prevede una quarantina di personaggi, più il coro. Nell'adattamento proposto il numero dei personaggi sarà invece drasticamente ridotto ad una figura centrale che di volta in volta assumerà l’identità e le parti dei vari personaggi. Una scelta importante a sottolineare l'inesistenza dell'identità umana e al contempo la sottolineatura dell'invidualità molteplice del soggetto ragionante, anche in una situazione concentrazionaria di tale grado. Insomma, è il tema sentito da chi ha vissuto il dramma e si è visto privato della propria identità, ridotto da uomo a cosa.
- Contemporaneamente la preparazione della scenografia: nessuna ricostruzione degli ambienti “abitati e vissuti”, ma sagome di cartone che si animano di volta in volta attraverso la parola dell'attore in scena (e attraverso materiali pre-registrati: le voci straniere). Una Babele di corpi, ad indicare ancora l'isolamento dei prigionieri vissuto anche attraverso l'impossibilità di comunicare. Inoltre, grazie alla tipologia di impianto scenografico scelto, lo spettacolo potrà essere presentato anche in ambienti non prettamente teatrali, sfruttando dunque anche luoghi diversi non attrezzati per la realizzazione di spettacoli.
- Infine, a completare la messa in scena, la realizzazione di video e audio: all'interno dell'allestimento scenico trovano posto video proiezioni e registrazioni audio. Uno spettacolo multimediale in cui alla parola dell'attore si affiancano suggestivi immagini e suoni. In questo ci si appoggia ad un’idea nuova dell’opera di Primo Levi che la critica contemporanea sposta dalla semplice memorialistica per collocarla, con tutta la sua produzione, in un alveo anticipatore delle attuali tendenze della letteratura italiana che di volta in volta reinventa i propri codici nell’inchiesta, nei nuovi media, nel teatro e nel fantastico tenendo però sempre un forte ancoraggio alla narrazione.
Gli interpreti e gli autori:
L'adattamento, liberamente ispirato alla versione drammatica di Se questo è un uomo è di Giulio Cavalli e Fabio Francione.
Giulio Cavalli è una delle nuove voci del teatro di narrazione civile degli ultimi anni in Italia. Direttore artistico della compagnia Bottega dei Mestieri Teatrali, sale alla ribalta con lo spettacolo Kabum!...come un paio di impossibilità uno spettacolo con la direzione artistica di Paolo Rossi e il suo impegno civile si evidenzia ancora di più con Linate 8 ottobre 2001:la strage spettacolo sull'incidente aereo costato la vita a 118 persone che ha debuttato lo scorso dicembre al Piccolo Teatro di Milano. L'impegno civile si ritrova anche nell'ultima produzione della compagnia : Bambini a dondolo, una pièce contro il turismo sessuale nei confronti dei minori. La forma teatrale di Cavalli nasce dalla giullarata già studiata e messa in scena da Dario Fo con spunti però estremamente moderni. Nella direzione artistica, nella drammaturgia e nella regia sceglie costantemente di mischiare i linguaggi. Calca il palco con la tradizione della Commedia dell'Arte, i motti scherzosi, l'azione mimica, i canovacci e l'improvvisazione.
Fa del riso una filosofia completa, una nuova oggettività, usando la giullarata e il grammelot come forma d'impegno civile, per cercare la verità sui temi del presente. I suoi spettacoli riservano spazi di sperimentazione e di ricerca per la musica in scena, la scenografia, la proiezione di immagini. Per l'Associazione Culturale Bottega dei Mestieri Teatrali, che ha fondato nel 2001, Giulio Cavalli si è dedicato alla scrittura drammaturgica e alla regia di diversi progetti.
Anche nella messa in scena di Se questo è un uomo, ampio spazio verrà dato alla parola dell'attore, al suo trasformismo e all'espressività corporea già così presente nei modi dei giullari.
Fabio Francione è critico cinematografico. Tra i suoi lavori teatrali :La morte della bellezza dall'omonimo romanzo di Giuseppe Patroni Griffi, La telefonista dall'atto unico di Dino Buzzati e l'adattamento delle Operette morali di Giacomo Leopardi. Vive e lavora a Lodi.