domenica, 30 dicembre 2007

Questo secondo avvicinamento allo spettacolo consente di esplicitare l'indirizzo di ricerca adottato che per  mole di documenti prodotti e per  varietà delle fonti reperite può far precipitare lo spettacolo in un groviglio di riferimenti e suggestioni che metterebbero fuorigioco la voce stessa di Primo Levi. D'altra, parte l'unica possibilità di avere un punto d'osservazione privilegiato sembra essere ancora una volta il cinema che usato come fonte documentale storiografica può tracciare una mappa geografica, politica, economica e letteraria del modo e del mondo in cui Levi è sopravvissuto. Da notare che i materiali riguardanti  "Se questo è un uomo" e "La Tregua" si sono adattati più alla forma della fiction che a quella documentaristica, quasi a ribadire la natura e l'alta qualità letteraria dei libri di Primo Levi. L'esempio anticipatore è dato proprio da "Se questo è un uomo" che, in anni in cui s'andava affermando come romanzo dopo essere stato catalogato nelle più disparate collane saggistiche, è stato fonte principale d'ispirazione per il capolavoro di Gillo Pontecorvo e Franco Solinas Kapò. A rafforzare tale digressione è la presenza del film della Meszaros dedicato ad Edith Stein, La settima stanza. Tutti gli altri film appartengono al documentario d'inchiesta e testimonianza ed infine di viaggio con la presenza in chiusura di questo catalogo della Strada di Levi di Davide Ferrario e Marco Belpoliti. Da segnalare che quest'ultimo è il curatore delle opere complete dello scrittore piemontese.

Notte e nebbia (1956, 31') regia Alain Resnais (estratto)

Kapò (1960, 118') regia Gillo Pontecorvo (estratto)

Shoah (1985, 566') regia Claude Lanzmann (estratto)

La tregua (1996, 125') regia Francesco Rosi (estratto)

La settima stanza (1996, 110') regia Marta Meszaros

Gli ultimi giorni (1998, 88') regia James Moll (estratto)

Uno specialista (1999, 128') regia Eyal Sivan

Sobibor - 14 ottobre 1943, ore 16 (2001, 96') regia Claude Lanzmann

Volevo solo vivere (2005, 75') regia Mimmo Calopresti

La strada di Levi (2006, 92') regia Davide Ferrario (estratto)

*tutti i film sono reperibili in dvd

 

 

postato da: lodifilmfest alle ore 10:15 | Permalink | commenti
categoria:film, primo l 174517
domenica, 16 dicembre 2007

NEXT – LABORATORIO DELLE IDEE PER OLTRE IL PALCOSCENICO / MINISTERO DEI BENI CULTURALI / REGIONE LOMBARDIA / BOTTEGA DEI MESTIERI TEATRALI

presentano

Primo L. 174517

adattamento, scene e regia di Giulio Cavalli e Fabio Francione

liberamente ispirato alla versione drammatica di

“Se questo è un uomo” di Primo Levi e Pieralberto Marchè

in scena
Giulio Cavalli

voci straniere Quirino Principe

la poesia Se questo è un uomo è letta da Gianfranco De Bosio

guarda il video del primo studio

Primo L. 174517 - Teatro Nebiolo, Tavazzano 11 dicembre 2007

“Eppure, per molti di noi la speranza di sopravvivere si identificava con un'altra speranza più precisa: speravamo non di vivere e raccontare, ma di vivere per raccontare. É il sogno dei reduci di tutti i tempi, del forte e del vile, del poeta e del semplice, di Ulisse e del Ruzante. ” P. Levi

Così scrive Primo Levi nella prefazione alla versione drammatica del suo testo. Vivere per raccontare, un bisogno profondo e meditato, tanto più forte quanto più dura era l'esperienza da trasmettere. E l'esperienza che vuole raccontarci è tra le più forti che possano esserci. Ecco perché l'urgenza, l'impellenza di raccontare, i sopravvissuti trasformatisi in narratori infaticabili, imperiosi, maniaci. Per non dimenticare, perché era chiaro a tutti, dice ancora Levi, che le cose che erano state viste dovevano essere raccontate.

Seguendo la diligenza di chi ha scritto il dramma affinché diventasse storia, la scelta è quella di portare in scena una parte, seppur piccola, della tragedia del campo di Auschwitz.
 
Gli autori e il testo:

Primo Levi, nato a Torino in una famiglia ebraica il 31 luglio 1919, dopo essersi inserito in un nucleo partigiano operante in Val d'Aosta, nel 1943 viene arrestato dalla milizia fascista a Brusson e trasferito nel campo di transito di Fossoli presso Modena. Nel febbraio del 1944, Levi ed altri 650 ebrei, vengono stipati su un treno merci e destinati al campo di concentramento di Auschwitz in Polonia. Levi rimase in questo Lager per undici mesi, fino alla liberazione da parte dell'armata rossa.  Fu uno dei venti sopravvissuti fra i 650 che erano arrivati con lui al campo.Se questo è un uomo, scritto fra il dicembre del 1945 e il gennaio del 1947, dopo il suo ritorno dal campo di concentramento fu pubblicato per la prima volta nel 1947.

Lo stile letterario di Primo Levi, di stampo realista-descrittivo, privilegia una narrazione asciutta, sintetica ed esauriente quanto basta per comprendere i sentimenti e lo sfondo sociale dell'ambientazione dell'opera.

La versione per il teatro nacque dall'idea dell'amico attore di Levi Pieralberto Marchè. Le resistenze dello stesso Levi, che diceva di conoscere poco il teatro e soprattutto che aveva timore della sua immediatezza, della vicinanza con il pubblico, furono presto superate e i due si misero insieme al lavoro. L'idea che seguirono per l'edizione teatrale, fu quella di dire tutto, ed insieme di non strafare. Lo stesso Levi disse che la materia di cui disponevano era già fin troppo scottante: si trattava di decantarla, di incantarla, di trarne un significato civile ed universale, di guidare lo spettatore ad una conclusione, ad una sentenza, senza gridargliela negli orecchi, senza presentargliela già fabbricata.

Il progetto di realizzazione dello spettacolo che parte proprio da questa versione scritta appositamente per il teatro, si attua attraverso alcuni diversi momenti:

-         in primo luogo l'adattamento del testo: la versione di Levi e Marchè prevede una quarantina di personaggi, più il coro. Nell'adattamento proposto il numero dei personaggi sarà invece drasticamente ridotto ad una figura centrale che di volta in volta assumerà l’identità e le parti dei vari personaggi. Una scelta importante a sottolineare l'inesistenza dell'identità umana e al contempo la sottolineatura dell'invidualità molteplice del soggetto ragionante, anche in una situazione concentrazionaria di tale grado. Insomma, è il tema sentito da chi ha vissuto il dramma e si è visto privato della propria identità, ridotto da uomo a cosa.

-         Contemporaneamente la preparazione della scenografia: nessuna ricostruzione degli ambienti “abitati e vissuti”, ma sagome di cartone che si animano di volta in volta attraverso la parola dell'attore in scena (e attraverso materiali pre-registrati: le voci straniere). Una Babele  di corpi, ad indicare ancora l'isolamento dei prigionieri vissuto anche attraverso l'impossibilità di comunicare. Inoltre, grazie alla tipologia di impianto scenografico scelto, lo spettacolo potrà essere presentato anche in ambienti non prettamente teatrali, sfruttando dunque anche luoghi diversi non attrezzati per la realizzazione di spettacoli.

-         Infine, a completare la messa in scena, la realizzazione di video e audio: all'interno dell'allestimento scenico trovano posto video proiezioni e registrazioni audio. Uno spettacolo multimediale in cui alla parola dell'attore si affiancano suggestivi immagini e suoni. In questo ci si appoggia ad un’idea nuova dell’opera di Primo Levi che la critica contemporanea sposta dalla semplice memorialistica per collocarla, con tutta la sua produzione, in un alveo anticipatore delle attuali tendenze della letteratura italiana che di volta in volta reinventa i propri codici nell’inchiesta, nei nuovi media, nel teatro e nel fantastico tenendo però sempre un forte ancoraggio alla narrazione.

Gli interpreti e gli autori:

L'adattamento, liberamente ispirato alla versione drammatica di Se questo è un uomo è di Giulio Cavalli e Fabio Francione.

Giulio Cavalli è una delle nuove voci del teatro di narrazione civile degli ultimi anni in Italia. Direttore artistico della compagnia Bottega dei Mestieri Teatrali, sale alla ribalta con lo spettacolo Kabum!...come un paio di impossibilità uno spettacolo con la direzione artistica di Paolo Rossi e il suo impegno civile si evidenzia ancora di più con Linate 8 ottobre 2001:la strage spettacolo sull'incidente aereo costato la vita a 118 persone che ha debuttato lo scorso dicembre al Piccolo Teatro di Milano. L'impegno civile si ritrova anche nell'ultima produzione della compagnia : Bambini a dondolo, una pièce contro il turismo sessuale nei confronti dei minori. La forma teatrale di Cavalli nasce dalla giullarata già studiata e messa in scena da Dario Fo con spunti però estremamente moderni.  Nella direzione artistica, nella drammaturgia e nella regia sceglie costantemente di mischiare i linguaggi. Calca il palco con la tradizione della Commedia dell'Arte, i motti scherzosi, l'azione mimica, i canovacci e l'improvvisazione.
Fa del riso una filosofia completa, una nuova oggettività, usando la giullarata e il grammelot come forma d'impegno civile, per cercare la verità sui temi del presente. I suoi spettacoli riservano spazi di sperimentazione e di ricerca per la musica in scena, la scenografia, la proiezione di immagini. Per l'Associazione Culturale Bottega dei Mestieri Teatrali, che ha fondato nel 2001, Giulio Cavalli si è dedicato alla scrittura drammaturgica e alla regia di diversi progetti.
Anche nella messa in scena di Se questo è un uomo, ampio spazio verrà dato alla parola dell'attore, al suo trasformismo e all'espressività corporea già così presente nei modi dei giullari.

Fabio Francione
è critico cinematografico. Tra i suoi lavori teatrali :La morte della bellezza dall'omonimo romanzo di Giuseppe Patroni Griffi,    La telefonista dall'atto unico di Dino Buzzati e l'adattamento delle Operette morali di Giacomo Leopardi. Vive e lavora a Lodi.

postato da: lodifilmfest alle ore 09:43 | Permalink | commenti (1)
categoria:primo l 174517
sabato, 08 dicembre 2007

 

Karlheinz Stochkausen (1928 - 2007)

videoascolto: Klavierstuck VIII (1954). Steffen Schleiermacher, pianoforte, 2007

videoascolto: Capricorn (1975, da Tierkreis). Volker Hemken, clarinetto basso e Steffen Schleiermacher, pianoforte, 2007

 

 

postato da: lodifilmfest alle ore 16:46 | Permalink | commenti (1)
categoria:ritratti
domenica, 02 dicembre 2007

Sto ascoltando Dormi amore, la terza traccia dell’album Dormi amore, la situazione non è buona di Adriano Celentano. Già questo fa supporre a chi è andata la preferenza nella settimana – non ancora conclusa – “spacca ascolti” di Raiuno. Diciannove milioni di spettatori nel brevissimo spazio di una settimana tanto corta (da lunedì a giovedì) quanto degna di notevoli spunti e riflessioni su una televisione possibile. Che però non avrà mai più dello spazio concesso. Eppure in queste ultime settimane la tanto vituperata televisione (mi cautelo subito, non è questo lo scranno per imbastire un’apologia nemmeno d’ufficio del mezzo: non ne ha bisogno) ha sfornato ben tre momenti alti e uno di questi addirittura arrivato dal cosiddetto “terzo polo”. Li ricordo nell’ordine, così faccio fuori anche i due nomi big che finora ho taciuto: Marco Paolini, Adriano Celentano e in ultimo Roberto Benigni. Su e di Paolini ho detto in lungo ed in largo che è il miglior esempio contemporaneo ed ultima propaggine di un genere teatrale narrativo nato con Dario Fo e il suo Mistero Buffo. Ma sono Celentano e Benigni a suscitare un argomentare differente, oserei dire contraddittorio, pur riconoscendo in tutti e due (quasi da luogo comune, mi rendo conto) un certo appartenere al potere. Meglio: alla gestione di un potere personale che diventato pubblico esprime ed esige di appartenere alle leve di comando. Che poi usino l’utensileria più tradizionale (e allo stesso tempo aggiornata ai nuovi media dello spettacolo) per potere parlare, comunicare, stilare referti sulla società contemporanea questo è senza dubbio un loro merito. Sta il fatto che comparando La situazione di mia sorella non è buona” (urlo francescano spostato all’avanguardia politico-civile di Al Gore) al Quinto dell’Inferno (il racconto dell’amore gioioso e tragico di Paolo e Francesca come allegoria di tutto l’amore del mondo) non può non balzare agli occhi come Celentano sia stato più attento al metissage mediatico (all’uso spregiudicato di tutte le pratiche teatrali del Novecento: chi si è accorto che i dialoghi e i monologhi attraversavano il Beckett di Godot a quello apocalittico di Finale di partita) mentre Benigni si è affidato esclusivamente al suo corpo alla sua voce e alla ricca tradizione giullaresca toscana che parte da Cecco Angiolieri e si ferma come inarrivabilità s’intende a nostro Dante contemporaneo. Eppure tutte e due queste operazioni sono state e saranno smaccatamente promozionali: per Celentano il lancio del suo bellissimo cd per Benigni le tredici puntate summa del TuttoDante portato nei palaforum e piazze di mezza nazione. Potrei chiudere qui, tanto mi sembra che i messaggi ecologici, civili, d’amore dei due artisti passino di meno rispetto alla loro capacità di fare convergere su di loro altri tipi di relazioni. E, strano a dirsi, anche per tutto ciò pare un avvitarsi sul quella commedia che in tanti negli ultimi cento e passa anni hanno tentato di far diventare meno divina e più umana. Proprio come l’autore immortale di Vladimiro ed Estragone che voleva essere Belacqua.

Fabio Francione

telekommando/Celentano e Benigni, "guru" della teevisione, Il Cittadino 1 dicembre 2007

addenda/1 La situazione di mia sorella non è buona, raiuno 26 novembre 2007

La Galleria Fotografica del Ritorno di Adriano CelentanoLa Galleria Fotografica del Ritorno di Adriano CelentanoLa Galleria Fotografica del Ritorno di Adriano Celentano

addenda/2 Il V dell'Inferno, raiuno 29 novembre 2007

Benigni

 

 

 

 

 

 

 

qui estratto video della lettura

qui leggi il canto

postato da: lodifilmfest alle ore 10:14 | Permalink | commenti
categoria:opinioni, televisione, ritratti