venerdì, 30 maggio 2008

Toni Servillo legge
Gli indifferenti
di Alberto Moravia ed. Bompiani
introduzione di Simone Casini
a cura di Anna Antonelli e Fabiana Carbolante
con la collaborazione di Annalisa Gaudenzi

extra/1 Toni Servillo al Cinema

 Il Divo Il divo, 2008 regia Paolo Sorrentino

 Gomorra, 2008 regia Matteo Garrone

 

  La ragazza del lago, 2007 regia Andrea Molaioli

extra/2 Archeologia:  Oliviero Ponte di Pino intervista Toni Servillo (1996)

 

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categoria:letteratura
giovedì, 29 maggio 2008

E' una di quelle notizie che fanno bene al Cinema Italiano - per intenderci quello che all'ultimo Festival di Cannes ha raccolto ovazioni e premi - Yuppi Du, il capolavoro cinematografo di Adriano Celentano, da più di trent'anni invisibile, tranne qualche sporadico passaggio tv, torna in versione restaurata il 4 settembre prossimo alla Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia. Dunque, l'appuntamento è quello da non perdere. All'epoca dell'uscita del film, nel 1975, avevo poco meno di dieci anni ed ebbi la fortuna di vedere il film al Cinema Giacomini di Latina. Di quella lontana proiezione non restano che vaghi ricordi; da allora non ho più visto il film. (F. Fr.)

leggi rassegna

extra/1 il testo della canzone

yuppi du yuppi du
yuppi du
yuppi du i du
yuppi du
there's a fragrance
of love in the air
it's penetrating far
deep in my heart
land the starwas
reborn in the sky
and it die the day
she went away
yuppi du yuppi du
yuppi du
yuppi du i du
yuppi du
yuppi du yuppi du
yuppi du
yuppi du i du
yuppi du
i feel the sound of
a thousand colours
wich paint
this scene
this act of love
i hear the music
that comes from
the water
that rises from
bowels of the heart
yuppi du yuppi du
yuppi du
yuppi du i du
yuppi du
yuppi du yuppi du
yuppi du
yuppi du i du
yuppi du
now before
me a cemetary
do i see
where all the arms
of war are
buried deep
and from the heaven
descends
a grand feast
where all the
nations of the
world are united
yuppi du yuppi du
yuppi du
yuppi du i du
yuppi du
yuppi du yuppi du
yuppi du
yuppi du i du
yuppi du

extra/2 Biagio Antonacci e Adriano Celentano cantano "Yuppi Du"

 

 

 

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categoria:film, mostre
mercoledì, 21 maggio 2008

Uomo, mare, e il loro lontanissimo rapporto. E' partito dai fili che ci legano alle distese blu, nel pomeriggio di sabato nell'aula magna del liceo Verri, il regista Folco Quilici, a Lodi per la rassegna dedicata all'invidia. A intervistarlo, il critico cinematografico Fabio Francione. Dopo un il dibattito, infittitosi con le domande del pubblico, è stato trasmetto il film “Fratello Mare”. Sono molti gli spaccati di vita raccontati dal regista: tra questi, quello di essere nipote di un nonno anarchico e uno carabiniere: «Dentro di me - ha riflettuto Quilici - vivono entrambe le pulsioni, la libertà e l'ordine». Non è mancata una dichiarazione di poetica cinematografica: «Il mio obiettivo, con i film è quello di raccontare cose vere, vestendole della forma del romanzo. Sul concetto di documentario sono stati commessi molti equivoci: è una parola che non amo per niente, e che non descrive il mio mestiere». Quilici ha poi scherzato dicendo di «essersi molto preparato sul tema dell'invidia»¸ aggiungendo di «aver invidiato la strumentazione che la marina francese metteva allora a disposizione dei registi che filmavano i fondali. Rispetto a noi erano la Ferrari, noi la bicicletta». Sulla questione ambientale l'artista ferrarese è duro: «L'approccio deve essere scientifico e non catastrofista. Bisogna conoscere i problemi per affrontarli, non usare la natura come arma di lotta politica. L'ecologia è una scienza, non un partito». E non ha mancato soffermarsi sulle sue personali linee guida in materia: «In mare sta avvenendo una strage quotidiana di fauna ittica, di pesci che nessuno mangerà. I grandi pescherecci usano reti a strascico e tolgono dal mare non solo le specie richieste dal mercato, ma tutto quello che si impiglia nelle maglie. Così parte del pescato va in persa; ma l'ecosistema e le biodiversità, così, non possono reggere a lungo. Di certo è ora di procacciarsi energie alternative al petrolio, più potenti ed efficienti però delle attuali, come l'eolico. Il pianeta ha sempre vissuto fasi cicliche, corsi e ricorsi. Da un certo punto di vista è bene non allarmarsi troppo. Basti pensare alla Groenlandia, che significa Terra verde, quindi senza ghiacci». Francione, dopo aver confessato di essere «semmai iracondo ma non invidioso», ha messo l'accento sull'antidoto dell'invidia, la riconoscenza. Per tutta risposta Quilici ha confermato che «nel mondo del cinema è un'invidia continua».

Stefano Rotta, Folco Quilici, un marinaio “in fuga” dal cinema, il Cittadino 19 maggio 2008

extra/1 www.folcoquilici.com

 

 

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categoria:presentazioni
sabato, 10 maggio 2008

 

Fabio Francione parla di Franco Basaglia.

Hollywood Party radiotre 2 maggio 2008

in occasione dell'apertura della rassegna Il giardino della follia (il fascino discreto del manicomio) dedicato a Franco Basaglia e alla sua L. 180, 13 maggio 2008 Milano, Cinema Gnomo 2 - 4 maggio 2008

extra/1

Per la sesta edizione del festival  i 7 peccati capitali ho curato una conversazione tra Giovanni Jervis e Giovanni Foresti su Franco Basaglia e la L. 180/78; alla conversazione ho fatto seguire la proiezione del film di Agosti, Bellocchio, Petraglia e Rulli Matti da slegare. Di seguito pubblico un resoconto della conversazione (F.Fr.)

L’edizione 2008 dei Setti peccati capitali non poteva avere esordio migliore. Le generose utopie basagliane dette e commentate da Giovanni Jervis e Giovanni Foresti hanno immediatamente e con rigore, riempito di senso le più rosee aspettative, facendo per l’appunto il pieno di pubblico in quel del cortile dell’Archivio storico comunale di Lodi giovedì sera. Tanto da rendere logica continuazione il fermarsi in terza serata, per restare al gergo televisivo, per la visione del capolavoro documentario e ottomano di Agosti, Bellocchio, Petraglia e Rulli Matti da slegare. Come ha ben sottolineato Foresti, Jervis «è stato, per la generazione cui appartengo, un punto di riferimento insieme tecnico-metodologico e teorico-politico. I suoi libri più antichi – Il manuale critico di psichiatria e Il buon rieducatore – sono considerati dei classici; così come importanti, e molto letti, sono alcuni saggi più recenti come Contro il relativismo, Individualismo e cooperazione, Il secolo della psicoanalisi». Ma chi è Jervis e cosa c’entra con l’esperienza, oggi ricordata nel suo trentennale, della legge 180 detta “Basaglia” (a presentarla però fu un medico democristiano Bruno Orsini)? Sempre Foresti ne traccia un rapido ritratto: Nato a Firenze nel 1933, Giovanni Jervis ha avuto la fortuna di lavorare, subito dopo la laurea con Ernesto De Martino, uno degli intellettuali italiani più originali e creativi della sua generazione. L’esperienza al manicomio di Gorizia diretto da Franco Basaglia dura tre anni (dal 1966 al 1969 il tempo di licenziare due volumi fondamentali per la storia della cultura italiana come Cos’è la psichiatria e soprattutto L’istituzione negata). In seguito, Jervis fa esperienze culturali importanti in Italia, ma anche fuori dai confini nazionali; coltiva letture, interessi che gli consentono di sviluppare uno stile intellettuale rigoroso, cui ripugnano semplificazioni manichee, generalizzazioni arbitrarie e ingenuità politicamente imprudenti . Nell’ottobre del 1976, su Quaderni Piacentini, appare un suo saggio molto importante: Il mito della antipsichiatria. Pochi mesi dopo, esplode il movimento del ’77, che dimostrava quanto fossero esatte certe valutazioni proposte da Jervis in questo scritto. L’anno successivo, quattro giorni dopo il rapimento di Aldo Moro, viene approvata la Legge 180 e negli anni successivi si estendono, faticosamente e molto lentamente, gli effetti di un processo di trasformazione della rete dei servizi psichiatrici che prosegue tutt’ora e che resta in larga misura incompiuto. Fabio Francione

L’utopia e la malattia mentale, Basaglia nel ricordo di Jervis. Il Cittadino, 9 maggio 2008  

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categoria:il giardino della follia