Fabio Francione parla di Franco Basaglia.
Hollywood Party radiotre 2 maggio 2008
in occasione dell'apertura della rassegna Il giardino della follia (il fascino discreto del manicomio) dedicato a Franco Basaglia e alla sua L. 180, 13 maggio 2008 Milano, Cinema Gnomo 2 - 4 maggio 2008
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Per la sesta edizione del festival i 7 peccati capitali ho curato una conversazione tra Giovanni Jervis e Giovanni Foresti su Franco Basaglia e la L. 180/78; alla conversazione ho fatto seguire la proiezione del film di Agosti, Bellocchio, Petraglia e Rulli Matti da slegare. Di seguito pubblico un resoconto della conversazione (F.Fr.)
L’edizione 2008 dei Setti peccati capitali non poteva avere esordio migliore. Le generose utopie basagliane dette e commentate da Giovanni Jervis e Giovanni Foresti hanno immediatamente e con rigore, riempito di senso le più rosee aspettative, facendo per l’appunto il pieno di pubblico in quel del cortile dell’Archivio storico comunale di Lodi giovedì sera. Tanto da rendere logica continuazione il fermarsi in terza serata, per restare al gergo televisivo, per la visione del capolavoro documentario e ottomano di Agosti, Bellocchio, Petraglia e Rulli Matti da slegare. Come ha ben sottolineato Foresti, Jervis «è stato, per la generazione cui appartengo, un punto di riferimento insieme tecnico-metodologico e teorico-politico. I suoi libri più antichi – Il manuale critico di psichiatria e Il buon rieducatore – sono considerati dei classici; così come importanti, e molto letti, sono alcuni saggi più recenti come Contro il relativismo, Individualismo e cooperazione, Il secolo della psicoanalisi». Ma chi è Jervis e cosa c’entra con l’esperienza, oggi ricordata nel suo trentennale, della legge 180 detta “Basaglia” (a presentarla però fu un medico democristiano Bruno Orsini)? Sempre Foresti ne traccia un rapido ritratto: Nato a Firenze nel 1933, Giovanni Jervis ha avuto la fortuna di lavorare, subito dopo la laurea con Ernesto De Martino, uno degli intellettuali italiani più originali e creativi della sua generazione. L’esperienza al manicomio di Gorizia diretto da Franco Basaglia dura tre anni (dal 1966 al 1969 il tempo di licenziare due volumi fondamentali per la storia della cultura italiana come Cos’è la psichiatria e soprattutto L’istituzione negata). In seguito, Jervis fa esperienze culturali importanti in Italia, ma anche fuori dai confini nazionali; coltiva letture, interessi che gli consentono di sviluppare uno stile intellettuale rigoroso, cui ripugnano semplificazioni manichee, generalizzazioni arbitrarie e ingenuità politicamente imprudenti . Nell’ottobre del 1976, su Quaderni Piacentini, appare un suo saggio molto importante: Il mito della antipsichiatria. Pochi mesi dopo, esplode il movimento del ’77, che dimostrava quanto fossero esatte certe valutazioni proposte da Jervis in questo scritto. L’anno successivo, quattro giorni dopo il rapimento di Aldo Moro, viene approvata la Legge 180 e negli anni successivi si estendono, faticosamente e molto lentamente, gli effetti di un processo di trasformazione della rete dei servizi psichiatrici che prosegue tutt’ora e che resta in larga misura incompiuto. Fabio Francione
L’utopia e la malattia mentale, Basaglia nel ricordo di Jervis. Il Cittadino, 9 maggio 2008