sabato, 18 ottobre 2008

  Le voci dell'inchiesta

29 ottobre - 2 novembre 2008

E' online il programma della seconda edizione del festival dedicato all'inchiesta:

www.cinemazero.org/inchiesta/

Tra gli incontri presso la sala grande di cinemazero, il 1 primo novembre alle ore 17

Corrado Stajano Maestri infedeli
intervengono Riccardo Costantini e Fabio Francione (critico cinematografico/direttore del “Lodi Città Film Festival”)

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giovedì, 21 agosto 2008

 

La 65. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, organizzata dalla Biennale di Venezia, si svolgerà al Lido di Venezia dal 27 agosto al 6 settembre 2008. La Mostra vuole favorire la conoscenza e la diffusione del cinema internazionale in tutte le sue forme di arte, di spettacolo e di industria, in uno spirito di libertà e di tolleranza.

 

Marco Müller è il Direttore della 65ma edizione ed è a capo del settore Cinema dal 2004. Marco Müller dedica la 65. Mostra a Youssef Chahine.

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categoria:cinema festival
sabato, 10 novembre 2007

Lodi, Teatro alle Vigne 7 ottobre 2007

9^ edizione Lodi Città Film Festival Contemporanea il cinema italiano del presente

Conversazione intorno a Tagliare le parti in grigio di Vittorio Rifranti

vittorio rifranti e fabio francione

a cura di Fabio Francione

Fabio Francione: A me il tuo film è sembrato molto riuscito e in un certo senso mi è sembrato un film contro la tradizione del cinema italiano. Il modulo espressivo usato, il racconto di questa contiguità con la morte…

Vittorio Rifranti: Innanzitutto vorrei dire che non ho mai pensato a Tagliare le parti in grigio come ad un film sulla body-art, ma come ad un film sulla morte, sull’averla sfiorata e sul voler esplorare un territorio che le è vicino. I tre protagonisti sono come spaventati e allo stesso tempo affascinati da questo buio, da questo vuoto che c’è nella loro vita e che è durato dal momento dell’incidente fino al risveglio dal coma. Il loro livello di consapevolezza rispetto alla body-art è relativo, persino Nadia, la più coinvolta, non si considera un’artista, ma come Massimo e Paola vive la body-art come una possibilità di esprimere le proprie emozioni attraverso il corpo. Era questo che mi interessava: far passare le emozioni dei personaggi principalmente attraverso i loro corpi e l’uso che ne fanno...

Fabio Francione: Ho trovato geniale che loro comincino a dialogare da un non dialogo, perché l’incidente è misterioso, non ne vediamo nulla, e anche il coma non ci viene raccontato perché il film comincia quando si sono già risvegliati…

Una spettatrice: A me il tema principale è sembrato più che altro il dolore. Il dolore fisico sembra minore, più sopportabile del dolore interiore, che sia l’amore non corrisposto oppure la non comprensione da parte degli studenti del dolore della guerra…

Vittorio Rifranti: Sono d’accordo, c’è anche questo. E direi che il dolore fisico e interiore sono in stretto rapporto, come quando Paola dice a Massimo "Il dolore dello spettacolo coprirà il dolore che provo ogni volta che ti guardo". Non sono d’accordo con chi ha analizzato il film su un piano troppo razionale, perché i personaggi sono in uno stato psicologico alterato e quindi bisogna entrare nella loro logica: hanno comportamenti contraddittori, continuamente contraddittori, come quando Paola fugge davanti alle immagini di body-art e poco dopo è la prima a tagliarsi. Quando scrivevo pensavo a loro come a tre tossicodipendenti che si chiudono rispetto al mondo in una dimensione quasi carceraria. E comunque ho deciso di non raccontare la loro vita prima dell’incidente, né l’incidente stesso né il coma, perché mi interessava il dopo, il malessere, la necessità di ritrovarsi dopo il buco nero…

Una spettatrice: Ho trovato il titolo molto bello, ma non sono certa del suo significato: forse allude al desiderio di eliminare la disarmonia dalla loro vita?

Vittorio Rifranti: Il titolo allude a questo, all’utopia di vivere in una dimensione armonica condivisa solo da loro tre, lontani dagli altri. Poi ho scoperto anche che in termini medici la zona grigia è la fase di uscita dal coma, nella quale tutte le sensazioni, le percezioni, le cose viste e ascoltate avranno un’influenza determinante nella vita successiva, come per un neonato i primi mesi di vita.

Uno spettatore: Come è nata l’idea?

Vittorio Rifranti: All’inizio volevo raccontare la storia di tre persone che si conoscono dopo un incidente e non possono più vivere senza ritrovarsi con la maggiore frequenza possibile. Dipendono uno dall’altro e d’altronde la dipendenza da qualcuno, che nella vita a volte mi spaventa, è un tema ricorrente nel mio cinema, fin dai primi cortometraggi. Però sentivo che mancava qualcosa, avevo la necessità di rendere le loro vicende più fisiche, più corporee e allora mi è venuta in mente la body-art, nel senso più lato del termine...

Fabio Francione: Come hai scelto le tre professioni?

Vittorio Rifranti: Nella prima versione del film, quella che presentammo a Filmmaker nel novembre 2006 e che abbiamo deciso di rimontare dopo la bella esperienza di Alba Film Festival nella sezione ‘work in progress’, Paola era una studentessa di recitazione, la si vedeva a teatro. Nella versione definitiva del film, quella selezionata e premiata a Locarno, abbiamo tolto ogni riferimento alla vita di Paola al di là degli incontri con Nadia e Massimo - tranne una breve scena con i genitori dalla quale si può evincere che Paola viene dalla provincia - perché mi sembrava che questo in un certo senso rendesse ancora più fragile, più sperduto anche agli occhi degli spettatori il suo personaggio. Di Nadia, ex spogliarellista, mi interessava il fatto che avesse sempre usato il proprio corpo per rapportarsi agli altri, sia nella vita privata che professionalmente, e che quindi fosse costretta, deturpata dall’incidente, a trovare un modo nuovo di usare il corpo nel rapporto con gli altri. Massimo rappresenta il punto di vista per così dire intellettuale: lui mostra quelle immagini per scuotere i suoi studenti dal torpore e allo stesso tempo interroga noi spettatori su quello che quelle immagini ci fanno sentire. Avrei potuto mettere fotografie ancora più terribili, ma non volevo scioccare, non volevo la provocazione. E poi naturalmente lui cerca, senza riuscirci, di avvicinarsi a quel dolore attraverso la body-art, perché pensa che solo provando dolore fisico si può capire il dolore degli altri.

Fabio Francione: Quello che mi piace nel cinema di Rifranti è che non si scorge la cinefilia, il suo è uno sguardo personalissimo, non si avverte la sua passione cinematografica da spettatore, non si sentono i suoi gusti eterogenei, il suo è davvero uno sguardo personalissimo. Le influenze al limite sono inconsce, il suo è uno sguardo in un certo senso puro…

Vittorio Rifranti: Quello che dici mi ricorda il mio primo cortometraggio, che risale esattamente a 20 anni fa e che presentai al Festival Cinema Giovani di Torino; era molto naive, ma più di una persona mi disse che era molto personale, molto particolare, che c’era già un’impronta e questo mi faceva piacere...

Fabio Francione: Come hai lavorato con gli attori?

Vittorio Rifranti: Non ho voluto fare prove, non volevo che arrivassero sul set troppo consapevoli, anche se avevano ruoli molto difficili. Abbiamo fatto insieme due, tre letture e abbiamo parlato dei loro personaggi. Credo che soprattutto si siano fidati di me, hanno compreso la serietà del progetto…

Fabio Francione: Come avete girato la performance?

vittorio rifrantiVittorio Rifranti: Lasciando liberi G.P. e gli altri. Era impensabile intervenire sui loro tempi. Abbiamo passato un po’ di tempo insieme prima dello spettacolo, poi li abbiamo filmati a ruota libera, senza un piano di regia, per tutta la durata della preparazione e della performance. E’ stato un grosso lavoro di montaggio, volevo che la scena risultasse cruda e lirica allo stesso tempo e anche la musica è stata composta e utilizzata in questo senso.

(trascrizione a cura di Vittorio Rifranti)

 

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categoria:film, cinema festival, lodifilmfest2007
venerdì, 02 novembre 2007

 

Logo SC-XXV  

Diretto da Roberto Silvestri, presentazione "exploding cinema"

Programma qui

Accanto alle (più o meno) tradizionali sezioni, la scommessa di quest'anno è però quella di tracciare un decalogo del cinema antagonista, all'interno del quale «mettere in mostra» i dieci modi di fare opere contro, portando all'attenzione dello spettatore critico soprattutto una serie di pratiche di mercato contro il mercato. Tra questi particolarmente vitali i gruppi di produzione, italiani e internazionali che agiscono completamente fuori dal sistema cinema (dicono no ai finanziamenti pubblici e ai «festival», per esempio).

 DECALOGO

1. LOTTERAI CONTRO IL CONFORMISMO

Invece di chiedere se le immagini cambiano il mondo (una domanda la cui risposta oggi appare ovvia) il nuovo cinema deve occuparsi di scoprire cosa si deve cambiare e come. (per Alberto Grifi)

Le radici del cielo di Giuseppe Bertucci. Il documentario raccoglie le interviste a maestranze e tecnici che nel corso degli anni hanno lavorato con Roberto Rossellini;  In viaggio con Patrizia, riprese di Alberto Grifi (1964-1965), estratti da ‘Transfert per camera verso virulentia’ (1967), montaggio di Cristina Sammartano. Alberto Grifi Roma 7 Aprile 2006, registrazione audio di Cane CapoVolto con Alberto Grifi, Annamaria Licciardello e Roberto Silvestri

2. SARAI IL MESSAGGERO DELLE LIBERTA’

Il nuovo cinema riconosce che ogni percezione del presente si basa sulla comprensione del passato. Dunque un nuovo futuro può essere immaginato solo dopo la comprensione del presente. (per Michelangelo Antonioni)

Clodia – Fragmenta di Franco Brocani

3. FARAI GRANDE USO DEL SESSO

Il nuovo cinema non ha a che fare con il dibattito contemporaneo sulla tecnologia, e in particolare con l'antagonismo tra analogico e digitale. Impiega senza pregiudizio qualunque arnese disponibile. (per Charles B. Griffith)

Salto nel buio (Inner Space) di Joe Dante; Nanobreaker videogioco d’azione, prodotto dalla giapponese Konami; Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots di Hideo Kojima: dieci minuti di trailer che sono un capolavoro del cinema d'azione malgrado promuovano un videogioco.

4. RE-INVENTERAI LA VITA

Il nuovo cinema può esistere solo allo stato provvisorio e incompleto proprio come il mondo che desidera specchiare e impegnare.  (per Daniéle Huillet)

Bianciardi! di Massimo Coppola scritto con Alberto Piccinini. Luciano Bianciardi (1922-1971) è stato uno degli scrittori e giornalisti più influenti degli anni sessanta. Intellettuale a cottimo ossessionato dalla macchina per scrivere, dalle donne e dalla televisione, arriva nella Milano del boom economico, con una missione da compiere, in nome dei minatori della sua Maremma uccisi dal grisou: fare la rivoluzione. Finirà inesorabilmente stritolato dagli ingranaggi della trionfante industria culturale italiana. Muore a 49 anni abbandonato da tutti, consumato dall’alcool

La terra dei malfattori di Giovanna Frisoli e Amerigo Sallusti. Un film che parte dalla memoria: in uno dei sud d’Italia, a Canosa in Puglia,  pochi giovani conoscono le storie dei vecchi del loro paese, ignorando che in passato quella terra è stata terra di utopie trasposte in lotta.

5. CREERAI UNA VITA ARTIFICIALE

Il nuovo cinema lotta per la bellezza mai per la perfezione.  (per Piero Tortolina)

David Wojnarowicz ha speso una parte considerevole della propria vita per strada. Nato nel 1954 a Red Bank, New Jersey, David Wojnarowicz si è abituato presto alla strada: rapito, abbandonato, stuprato, chiuso in un orfanotrofio, e poi costretto a ritornarci, per strada, e  a vivere  di espedienti e prostituzione. All’età di sedici anni, nel 1978, si trasferisce a New York, nel lower East side. Entra a far parte di un gruppo musicale, i 3 Teens Kill 4, inizia a lavorare a una serie di corti girati in super-8, realizza le prime fotografie della serie dedicata a Rimbaud in America, collabora con Richard Kern e il migliore underground newyorkese, e lavora ai collage e ai graffiti che lo renderanno famoso.

Pompei New York (part. I) - Pier caresses di Ivan Galletti; You Killed Me First di Richard Kern; Where Evil Dwells di David Wojnarowicz e Tommy Turner, Close Up (Super 8),video a cura di Marion Scemama; Fire in My Belly di David Wojnarowicz; When I Put my hands on Your Body di Marion Scemama; Last Night I took a Man testo di David Wojnarowicz; What is this Little Guy's Job in the World di David Wojnarowicz; In This House testi e immagini di David Wojnarowicz; If I had a Dollar to spend, Live Performance riprese di Marion Scemama; Around Clown di David Wojnarowicz e Steve Doughton; Fear of Disclosure di David Wojnarowicz e Phil Zwickler; Intervista con Sylvère Lotringer; Monologue di David Wojnarowicz

6. AVRAI UNO SCOPO

Ciò che si considera bello il nuovo cinema considera brutto.  (per Max Roach)

Trent’anni fa ci fu quello che in Germania è noto come Deutscher Herbst, autunno tedesco, fase culmine tra la RAF e lo stato tedesco…

StarbuckHolger Meins di  Gerd Conradt; Brecht Die Macht Der Manipulateure ( Rompete il potere dei manipolatori) regia, sceneggiatura e montaggio di Helke Sander; Oskar Langenfeld - 12x di Holger Meins;

7. NON SAPRAI ESATTAMENTE COSA FARE MA LO FARAI

Ciò che è stato considerato brutto il nuovo cinema lo vedrà bello.

(per Luigi Comencini e Ingmar Bergman)

HOLLYWOOD O MORTE! di Frank Tashlin;

8. DARAI IL TUO AMORE

(per Vito Taccone, Joe Sentieri e Ahmed Baham Eddine Attia)

SANKARA, IL RIVOLUZIONARIO CON LA CHITARRA, giovane, bello, visionario e pragmatico. Thomas Sankara donò al suo paese la speranza di poter “osare inventare l’avvenire”. Austerità e moralizzazione della vita politica erano le parole d’ordine principali del suo programma. Prese il potere a 34 anni e  guidò un paese politicamente instabile, assediato dalla desertificazione

e dalla carestia. Dal 1983, anno in cui salì alla guida del paese fino al 1987, quando fu

assassinato (il 15 ottobre), il Burkina Faso ha vissuto un periodo di crescita sociale ed economica.

Ouaga capitale del cinema di Mohamed Challouf; LA Linea persa di Addis Abeba di Christian Consoli, Alessandro Gagliardo, Julie Ramaioli, Giuseppe Spina

9. AFFERRERAI LA TUA ANIMA

Il nuovo cinema rifiuta di riconoscere i confini nazionali. Non si identifica né nel documentario né nel film a soggetto. Inoltre gli stanno stretti i generi, utili solo al mercato. (per Emanuele Luzzati)

Note su una minoranza di Gianfranco Mingozzi. Prodotto dal National Film Board of Canada, il documentario racconta storie di italiani emigrati in Canada. Il regista ne segue il filo storico personale con la tecnica dell’intervista ricostruendo le loro vite da emigranti.

10. RESTITUIRAI QUALCOSA INDIETRO

La cultura popolare non è nulla. Il nuovo cinema lotterà affinché la cultura popolare ritorni al popolo stesso.  (per Carlo Ponti)

When the Road Bends...Tales of a Gipsy Caravan di Jasmine Dellal. Cinque band gitane provenienti da quattro paesi diversi affrontano un viaggio di sei settimane attraverso il Nord America. Il tour del Gipsy Caravan unisce musicisti da varie parti del mondo e incanta qualsiasi pubblico essi incontrino

Attraverso il decalogo si potrà anche tracciare un mosaico di quelle che sono state le linee guida delle molteplici tematiche affrontate durante i venticinque anni di vita di Sulmonacinema quali cinema e letteratura, cinema e musica, punk e anarchia, fantascienza e nanotecnologie, erotismo, poetica di Ovidio, immigrazione ed emigrazione,anarchia, mediterraneo come incrocio di culture, cultura zingara e anticolonialismo.

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