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categoria:rassegne, retrospettive, lodifilmfest2009
La retrospettiva "La visione negata. Il Cinema di Michael Haneke" sarà curata da Fabio Francione e Fabrizio Fogliato. La monografia scritta da Fabrizio Fogliato è edita dalle Edizioni Falsopiano ed è già disponibile in libreria.
La retrospettiva "Dziga Vertov Group & Jean-Pierre Gorin" sarà curata da Fabio Francione e Federico Rossin. La monografia, redatta dagli stessi curatori della retrospettiva, sarà pubblicata ad ottobre dalle Edizioni Falsopiano.
Il “Leone d’oro” a Yoko Ono, le ragioni di una scelta
Chissà in quanti saranno rimasti di stucco nel leggere che uno dei due “Leoni d’oro” alla carriera assegnati dalla prossima Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, la 53esima denominata “Fare Mondi”, è stato assegnato a Yoko Ono, la vedova dell’ex-beatle John Lennon. Colei che è stata ritenuta per anni la causa dello scioglimento dei Beatles. La donna che aveva deviato dalla musica il più creativo dei Fab Four. Quella che aveva indirizzato il celebre non-sense lennoniano verso il realismo pacifista e politico della contestazione dei tardi anni sessanta e della prima metà degli anni settanta. Tutte questioni che il recente film di David Leaf & John Scheinfeld U.S. vs. John Lennon ha spiegato molto di più di tanti faldoni dell’Fbi e che press’a poco possono schiudersi ellitticamente tra i “bed-in” ripresi in tutto il mondo e gli “Unfinished Music” album e il ritorno al futuro segnato da Rock’n’Roll: non per niente nei primi la figura di Yoko Ono era preponderante mentre nella “ricerca delle radici” dell’ultimo si registra la presenza del figlio Julian, apprendista musicista. Inesorabilmente, la figura dell’artista giapponese (Yoko Ono nasce a Tokio il 18 febbraio del 1933 da famiglia ultra-benestante, banchieri in trasferta americana) a un certo punto della sua carriera è stata risucchiata dal ciclone Beatles. Un giorno, però, qualcuno dovrebbe rovesciare il luogo comune che sia stata solo Yoko a influenzare Lennon e non il contrario. Perché, fino ad allora, Yoko Ono è stata una delle artiste che più in assoluto, agendo da sola o nel gruppo Fluxus, ha lottato nel modernizzare l’esausto dettato “americano” delle avanguardie storiche (dal dadaismo al surrealismo d’esportazione tra le due guerre) che diluitesi in quasi vent’anni, dalla fine degli anni Quaranta e per tutti gli anni Cinquanta, nei furori espressionistici e astratti dell’action painting, non seppero che, nel successivo decennio, cedere alle lusinghe commerciali del (pilotato) mercato dell’arte che lasciava campo aperto alla pop art. Yoko Ono insieme a un manipolo di avanguardisti tra cui George Maciunas, John Cage, Volf Vostell, Allan Kaprow e Nam June Paik cercarono con la didattica (i loro leggendari college in America e in Europa sono ancora d’eccellenza) e con una tersa e allo stesso tempo contaminata scrittura performativa di credere all’arte come l’unica terapia d’urto possibile: controcorrente e in preveggenza dei crolli, tutti i crolli ideologici, sociali, economici degli anni a venire. I nostri anni. Fabio Francione
Il Cittadino, 27 febbraio 2009
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