mercoledì, 09 settembre 2009
E' on-line il programma definitivo della retrospettiva "La visione negata. Il Cinema di Michael Haneke" a cura di Fabrizio Fogliato e Fabio Francione. Milano, Cinema Gnomo 6-11ottobre 2009

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lunedì, 25 maggio 2009
 
 
La "Palma d'oro" per il miglior film in concorso all'edizione 2009 del Festival di Cannes è stata assegnata a Il nastro bianco del regista austriaco Michael Haneke.
 
Girato in un bellissimo bianco e nero, Il nastro bianco (Das weisse band) è una ricognizione su tutto quanto agli inizi del Novecento in Germania faceva presagire, a posteriori, l’avvento del Nazionalsocialismo e al nefasto carisma del suo Fuhrer, Adolf Hitler, di imporre la volontà del “Reich millenario” sull'Europa e sul mondo.
 
Nord della Germania. Bambini e adolescenti frequentano assieme l’unica classe della scuola di un piccolo villaggio: è attraverso di loro, e la voce off del loro maestro che ricorda quei giorni, che Haneke traccia un ritratto algido e geometrico di quel mondo e di quella società. L’estrema severità di comportamenti e atteggiamenti nasconde derive perverse e patologiche che trovano applicazione nelle violenze domestiche e nei confronti di donne, bambini, disabili fisici e psichici.
 
Dunque, Il nastro bianco, è l’ulteriore messaggio diretto all’indirizzo di quella contradditoria ricerca che occupa Michael Haneke da anni e che riguarda la “questione della forma della rappresentazione della violenza” nel mondo moderno e contemporaneo, dal ‘900 ad oggi.
 
Con immenso piacere la direzione del Lodi Città Film Festival saluta questa nuova affermazione di Michael Haneke, di ritorno dal “viaggio americano” e nel Festival cinematografico più prestigioso del mondo; cogliendo l’occasione si annuncia, a conclusione di un lavoro durato due anni, che ad ottobre, dal 5 all’11 ottobre 2009, ed in contemporanea a Milano e a Lodi, con la collaborazione del Forum Austriaco di Cultura, si svolgerà a cura di Fabrizio Fogliato e Fabio Francione la retrospettiva integrale dei suoi film, “La visione negata. Il cinema di Michael Haneke”.
 
Per l’occasione sarà pubblicato un aggiornamento della monografia “La visione negata. Il cinema di Michael Haneke” di Fabrizio Fogliato, edita dalle Edizioni Falsopiano di Alessandria.
 
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venerdì, 27 marzo 2009

La retrospettiva "La visione negata. Il Cinema di Michael Haneke" sarà curata da Fabio Francione e Fabrizio Fogliato. La monografia scritta da Fabrizio Fogliato è edita dalle Edizioni Falsopiano ed è già disponibile in libreria.

 

La retrospettiva "Dziga Vertov Group & Jean-Pierre Gorin" sarà curata da Fabio Francione e Federico Rossin. La monografia, redatta dagli stessi curatori della retrospettiva, sarà pubblicata ad ottobre dalle Edizioni Falsopiano.


Lodi Città Film Festival Website

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domenica, 01 marzo 2009

Il “Leone d’oro” a Yoko Ono, le ragioni di una scelta 

Chissà in quanti saranno rimasti di stucco nel leggere che uno dei due “Leoni d’oro” alla carriera assegnati dalla prossima Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, la 53esima denominata “Fare Mondi”, è stato assegnato a Yoko Ono, la vedova dell’ex-beatle John Lennon. Colei che è stata ritenuta per anni la causa dello scioglimento dei Beatles. La donna che aveva deviato dalla musica il più creativo dei Fab Four. Quella che aveva indirizzato il celebre non-sense lennoniano verso il realismo pacifista e politico della contestazione dei tardi anni sessanta e della prima metà degli anni settanta. Tutte questioni che il recente film di David Leaf & John Scheinfeld U.S. vs. John Lennon ha spiegato molto di più di tanti faldoni dell’Fbi e che press’a poco possono schiudersi ellitticamente tra i “bed-in” ripresi in tutto il mondo e gli “Unfinished Music” album e il ritorno al futuro segnato da Rock’n’Roll: non per niente nei primi la figura di Yoko Ono era preponderante mentre nella “ricerca delle radici” dell’ultimo si registra la presenza del figlio Julian, apprendista musicista. Inesorabilmente, la figura dell’artista giapponese (Yoko Ono nasce a Tokio il 18 febbraio del 1933 da famiglia ultra-benestante, banchieri in trasferta americana) a un certo punto della sua carriera è stata risucchiata dal ciclone Beatles. Un giorno, però, qualcuno dovrebbe rovesciare il luogo comune che sia stata solo Yoko a influenzare Lennon e non il contrario. Perché, fino ad allora, Yoko Ono è stata una delle artiste che più in assoluto, agendo da sola o nel gruppo Fluxus, ha lottato nel modernizzare l’esausto dettato “americano” delle avanguardie storiche (dal dadaismo al surrealismo d’esportazione tra le due guerre) che diluitesi in quasi vent’anni, dalla fine degli anni Quaranta e per tutti gli anni Cinquanta, nei furori espressionistici e astratti dell’action painting, non seppero che, nel successivo decennio, cedere alle lusinghe commerciali del (pilotato) mercato dell’arte che lasciava campo aperto alla pop art. Yoko Ono insieme a un manipolo di avanguardisti tra cui George Maciunas, John Cage, Volf Vostell, Allan Kaprow e Nam June Paik cercarono con la didattica (i loro leggendari college in America e in Europa sono ancora d’eccellenza) e con una tersa e allo stesso tempo contaminata scrittura performativa di credere all’arte come l’unica terapia d’urto possibile: controcorrente e in preveggenza dei crolli, tutti i crolli ideologici, sociali, economici degli anni a venire. I nostri anni. Fabio Francione

Il Cittadino, 27 febbraio 2009

extra/1 film&video

extra/2 suoni

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